La tragedia di Charlie Kirk ripropone il nodo della violenza politica (non solo) in America, nei giorni in cui distrattamente si celebra l'anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001. Oggi un killer che probabilmente ha agito da solo, allora un complotto terroristico di grande ampiezza. Forse vale la pena ricordarlo, mentre seguiamo le crisi e le prospettive dell'attualità: l'aggressione contro l'Ucraina, il Medio Oriente. «L'era Trump è una sfida interessante», dice la direttrice del «Wall Street Journal» Emma Tucker intervistata da Viviana Mazza per il «Tempo delle Donne».

La newsletter del venerdì è come al solito un po' più lunga delle altre: 25 cartoline da sfogliare volendo anche nel week-end. In fondo, il tennista Nole Djokovic che forse lascia la Serbia e si trasferisce in Grecia per motivi politici. E Dacia Maraini che tesse un elogio della nostra vecchia Europa, che magari non marcia come dovrebbe ma non è affatto marcia.

Buona lettura!

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L’assassinio di Charlie Kirk, leader dei giovani repubblicani Maga e antiabortista, segue quello, a giugno, della parlamentare democratica e abortista del Minnesota Melissa Hortman uccisa insieme al marito Mark (feriti il senatore, anche lui dem, John Hoffman e la moglie Yvette) e l’attentato di aprile contro il governatore democratico della Pennsylvania, Josh Shapiro (la sua casa data alle fiamme con dentro tutta la famiglia che è riuscita a salvarsi). Mentre il 2024 è stato dominato dall’attentato del 13 luglio nel quale l’allora candidato repubblicano Donald Trump rimase lievemente ferito e, poi, quello sventato a settembre in Florida.