L’uccisione di Charlie Kirk, carismatico influencer di destra, rilancerà dei dubbi sul Primo Emendamento? L’America in quell’articolo della sua Costituzione ha una delle protezioni più robuste della libertà di espressione, forse la tutela più radicale di tutto l’Occidente e quindi del mondo, del diritto di parola. In una nazione dove pullulano le armi da fuoco, dove aumentano i ranghi dei fanatici, e naturalmente non mancano gli squilibrati, il semplice fatto che il discorso politico sia sempre più polarizzato può scatenare la violenza?

Donald Trump è stato veloce ad accusare la sinistra che istiga all’odio, come mandante ideologica dell’assassinio di un personaggio a lui molto vicino. Sul versante opposto è scattato un riflesso simile. Un noto commentatore della Msnbc, rete televisiva progressista, nel commentare in diretta la telecronaca dell’attentato ne ha attribuito la responsabilità alla vittima, ha indicato nel «linguaggio di odio» di Kirk la causa della sua morte. Il commentatore in questione, Matthew Dowd, ha poi dovuto scusarsi ed è stato licenziato, ma per chi conosce il clima politico attuale degli Stati Uniti è chiaro che lui interpretava una reazione molto diffusa tra i progressisti, del tipo «Kirk se l’è cercata».