Le relazioni sul luogo di lavoro sono molto diffuse, in ogni settore, e ovunque le donne pagano un prezzo più alto in termini di reputazione. Senza contare che a farne le spese sono, spesso, anche colleghe non direttamente coinvolte, come in questo caso

di Sarah Barberis

La storia di questa settimana rivela diversi aspetti di un fenomeno diffuso: le relazioni sui posti di lavoro. Se da un lato sono comuni – oltre il 60% dei lavoratori dichiara di averne vissuta almeno una – dall’altro non hanno lo stesso impatto per tutti. Le donne, in particolare, pagano un prezzo più alto in termini di reputazione: a parità di situazione vengono giudicate meno professionali e più esposte a pettegolezzi e sospetti di favoritismo rispetto agli uomini. Non solo: come emerge dalla lettera di una nostra lettrice, a farne le spese sono anche colleghe non direttamente coinvolte, che vedono sminuita la propria professionalità a favore di considerazioni personali. Fino a che punto conviene davvero lottare? Lo chiediamo a Francesca Parviero, esperta di cultura del lavoro inclusiva ed empowerment femminile. Quando è il caso di “mollare” e cercare ambienti più sani in cui crescere professionalmente?

Se desiderate raccontare la vostra storia, potete scrivere a donnelavoro@repubblica.it e la redazione la valuterà.