Un terzo delle denunce di malattia professionale riguarda donne, con una crescita più rapida negli ultimi anni rispetto agli uomini. Mapi Danna: “Quando il talento di una persona viene tradito, il corpo reagisce, implode. Cerca una voce e, a volte, purtroppo, la trova nella distorsione”

di Sarah Barberis

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Nel 2024, in Italia, le denunce di malattia professionale hanno superato le 70mila unità, con un aumento di oltre il 24 per cento rispetto all’anno precedente (dati Inail). Questi dati indicano che circa un terzo delle denunce di malattia professionale riguarda donne ma con una crescita più rapida negli ultimi anni rispetto agli uomini. È un incremento che non riguarda solo tendiniti, allergie o patologie articolari, ma sempre più spesso disturbi cardiovascolari e neurologici: malattie in cui il corpo registra ciò che l’organizzazione del lavoro produce quando sottrae riconoscimento, possibilità di evoluzione e sicurezza emotiva.

Difficile tracciare precisamente la correlazione tra fattori scatenanti e sintomi, ma i dati segnalano che il problema esiste. È in questo spazio fragile, tra aspirazione, competenza e mancato riconoscimento, che si colloca la lettera di questa settimana. Risponde Mapi Danna, scrittrice, formatrice, human sustainability specialist, esperta di dinamiche relazionali e Women Empowerment, restituendo uno sguardo di cura e di senso su ciò che accade quando un’organizzazione non vede, non ascolta, non riconosce.