«Il seme della prevaricazione non deve mettere radici, non deve restare tra le abitudini», scrive la nostra lettrice, protagonista di una vicenda triste
di Sarah Barberisdi Sarah Victoria Barberis
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Il personale è professionale, soprattutto quando si parla di donne. Nulla riesce a scalfire una sana ambizione lavorativa con maggiore potenza e precisione di una relazione abusante. Maria ci ha scritto una lettera toccante in cui racconta la sua esperienza con la dipendenza affettiva: un legame che, più che nutrire, consuma e distrugge. Il bisogno costante di approvazione, la paura di essere lasciati, l’abuso emotivo e talvolta fisico, possono diventare una gabbia invisibile che soffoca anche la sfera lavorativa. Le conseguenze sono concrete: difficoltà di concentrazione, calo dell’interesse per il proprio lavoro, instabilità emotiva, riduzione della produttività e, talvolta, assenze o presenza solo formale. Secondo studi recenti, come quelli pubblicati da Bmc Psychology, ScienceDirect e Addiction Center, la dipendenza affettiva ha effetti simili a quelli di una dipendenza da sostanze, e può compromettere seriamente la qualità della vita — soprattutto delle donne, che ne risultano maggiormente colpite. Risponde alla lettera la dottoressa Ameya G. Canovi,psicologa, autrice e PhD.






