Delle prime due uscite azzurre griffate Ivan Gennaro Gattuso si possono dire diverse cose, tutte legittime. Si può dire che l’Italia continua a fare una fatica boia, che la “rondine” con l’Estonia non ha fatto “primavera” con Israele, che manca un equilibrio tattico, che nella partita di Debrecen si è visto più casino che pallone, che bisognava fare di tutto per diminuire lo svantaggio in termine di differenza reti e invece “ciccia”, che a tratti siamo stati in imbarazzante difficoltà contro una Nazionale che almeno teoricamente vale meno della metà della nostra, che abbiamo sì finalmente trovato una chiave in fase offensiva (10 gol in due partite) ma ci siamo smarriti in quella difensiva, che- in definitivasiamo ancora in alto mare e francamente non poteva essere altrimenti.

Ecco, l’era Gattuso è iniziata con qualche luce, altrettante ombre, ma anche con sei punti su sei (se li avevate dati per scontati siete legati a lontane certezze), un secondo posto nel girone di qualificazione quasi garantito (buttalo via...) e, soprattutto, abbiamo ritrovato un friccicore che mancava da tempo, quella “voglia” di azzurro smarrita dopo i recenti e drammatici flop, tra mancata partecipazione al Mondiale in Qatar e l’Europeo imbarazzante dell’anno passato. Gattuso ha certamente ancora tante cose da sistemare - non potrebbe essere altrimenti, è arrivato 5 minuti fa - ma è già stato capace di trasmettere delle emozioni e scusate se è poco. Il tragicomico 5-4 a Israele ha contribuito ad attizzare le folle (ben 7.852.000 spettatori medi davanti alla tv col 39.8% di share) ma il resto lo ha fatto lui insieme al suo staff: i primi piani ringhiosissimi, le urla, i tentativi di placare gli animi a fine partita che in un amen si trasformano in incazzature, quel sano, verace e affatto artefatto modo di fare che coinvolge con naturalezza.