Un lettore scrive:
«Riparte la macchina scolastica. Io ormai la guardo da insegnante in pensione, ma la seguo con interesse: è stata la mia casa per tanti anni. E mi metto l'animo in pace: la scuola non è più un luogo di studio!
Ne abbiamo la prova ogni giorno: i voti sono sotto accusa perché discriminano; gli studenti si permettono di tacere agli esami, dimostrando poco rispetto per gli esaminatori; si reclama a gran voce la funzione della scuola come luogo di crescita, di benessere psicologico, di sviluppo del pensiero critico. Ma la parola "studio" non viene quasi più pronunciata. Studiare è impegnativo e l'impegno spaventa. E così l'ignoranza dilaga. Io ho avuto forse fortuna, perché ho quasi sempre operato in contesti scolastici piuttosto seri, dove l'incidenza di quanto sopra illustrato è stata marginale. Ma mi proietto idealmente nel futuro e cerco di immaginare cosa potrebbe succedere. La previsione è piuttosto fosca: vedo la pigra e pretenziosa società occidentale, quella del "tutto subito e senza fatica" subordinata a paesi e popoli presso cui ancora vige la serietà. Forse allora ci si renderà conto di aver percorso per anni una strada sbagliata, ma probabilmente sarà tardi».







