Scuole dove il cinema prova a restituire ai «bambini di guerra» la capacità di sognare. Le ha create il regista curdo Fariborz Kamkari, assieme ad alcuni colleghi cineasti, in campi profughi e di prigionia. Prima in Afghanistan, poi nel Kurdistan iracheno e, infine, in quello siriano. Scuole che ha intitolato a Federico Fellini, Roberto Rossellini, Luchino Visconti perché, spiega il regista, «devo molto al cinema italiano». Parla di scuole, ma poi si corregge: «Di fatto sono tende create con mezzi di fortuna». Tende dotate di schermi, lettori dvd, spazi per i laboratori, che accolgono bambini e ragazzi. Insieme guardano i film - «abbiamo mostrato film di guerra e ora ci stiamo concentrando anche sulle commedie e i film di Chaplin» -, li commentano, capiscono come funziona una macchina da presa e imparano a usarla per ritrarre la loro realtà e sognare la pace.