Non un film sui talebani ma "con un talebano" un viaggio personale tra desiderio di vita e di morte che coinvolge adulti e bambini: è la distinzione da cui è partito il regista afghano di etnia azera, che vive in Olanda, Aboozar Amini nel realizzare Kabul, between prayers, il documentario presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia.
Al centro della storia c'è a Kabul il talebano Samim, fedele all'ideologia fondamentalista, ma che si confronta ogni giorno con le contraddizioni tra il suo quotidiano sereno da marito e agricoltore e l'aspirazione al martirio, per la quale è stato preparato e istruito, per la causa.
Una dinamica che coinvolge anche il fratellino 14enne Rafi, che mitizza Samim ed è già instradato verso il percorso di radicalizzazione. "Quando l'Afghanistan è di nuovo finito sotto il totale controllo talebano la mia generazione è rimasta estremamente delusa dal mondo occidentale, che prima ha sostenuto il processo di liberazione e poi ha abbandonato il Paese a un gruppo di persone che fino al giorno prima definiva terroristi" spiega il cineasta, che ha dovuto girare il film da fuori l'Afghanistan (dove per lui sarebbe troppo pericoloso tornare) e usando come occhio e braccio il suo direttore della fotografia e cameraman Ali Agha Oktay Khan. "Volevo capire più nel profondo questo nuovo governo al potere in Afghanistan, che pensiamo di conoscere ma di cui non abbiamo un ritratto davvero chiaro".








