“Non vedo l’ora di filmare le donne senza velo nelle strade di Teheran, sperando che un giorno le regole cambieranno”. È l’unica dichiarazione “politica” pronunciata da Asghar Farhadi alla Masterclass con il pubblico tenutasi ieri sera a Bologna nell’ambito della 39ma edizione del festival Il Cinema Ritrovato. Sul palco del gremitissimo Cinema Modernissimo in Piazza Maggiore, il cineasta iraniano è stato salutato da una standing ovation, certamente motivata dall’eccellenza della sua arte ma anche dal sentimento di resistenza e resilienza espresso dalla sua personalità “pubblica” quando ha precisato, “continuo a vivere a Teheran, lì è casa mia, ogni volta che sono libero da impegni lavorativi torno a casa dalla mia famiglia, dalla mia gente”. Dunque nessun accenno alla guerra in corso e alla delicatissima situazione politica iraniana che occupa le prime pagine della stampa di tutto il mondo.
Notoriamente formatosi cinematograficamente grazie al Neorealismo italiano, specie al realismo poetico di Ladri di biciclette di Vittorio De Sica (“quando avevo 14/15 anni davano nei cinema iraniani i film dei vostri maestri e non ne perdevo uno”) Farhadi ha sottolineato quanto la lezione del Neorealismo abbia inciso sul suo sguardo maggiormente rispetto a quella degli autori del suo stesso Paese. “Perché i personaggi creati da Rossellini, De Sica e co. esprimono un realismo pieno di vita, spontaneo, assai diverso da quelli iraniani dai quali si percepisce un background teatrale, fittizio per così dire, e anche malinconico”.






