Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 13:16

Pedinato durante i permessi per suffragare un sospetto del datore di lavoro. Poi licenziato con l’accusa di aver usato alcune ore di permesso per svolgere un’attività diversa in un’agenzia assicurativa. È quanto è accaduto a un uomo di Chioggia, dipendente di un minimarket, licenziato nell’aprile 2024. Il lavoratore ha una grave disabilità certifica ed è titolare dei permessi previsti dalla normativa 104/1992.

Il datore di lavoro sospettava che l’uomo usasse i permessi per svolgere un’altra attività. Per verificare l’intuizione l’azienda ha incaricato un investigatore privato di seguirlo, documentando gli spostamenti anche al di fuori dell’orario lavorativo. Il lavoratore ha, poi impugnato il licenziamento definendolo ingiusto e discriminatorio. La causa è stata decisa dalla sezione Lavoro del Tribunale di Venezia, che ha accolto integralmente il ricorso.

Come riporta Chioggianotizie, la sentenza chiarisce due punti della vicenda: i limiti ai controlli e l’illegittimità dei pedinamenti. “Il ricorso a un’agenzia investigativa è ammesso solo per verificare sospetti concreti, oggettivi e specifici” non per accertamenti. Giudicati, quindi illegittimi, i pedinamenti subiti dall’uomo e l’inutilizzabilità delle prove ottenute. Secondo la decisione del tribunale, l’uso dei permessi 104 non è limitato alla sola sfera domestica ma anche “per esigenze di integrazione familiare o sociale”.