CHIOGGIA - È stato licenziato dopo che il datore di lavoro lo aveva sottoposto a pedinamento da un un'agenzia di investigazioni private. Ma i controlli a cui il lavoratore è stato sottoposto, proseguiti anche durante i momenti di vita privata, sono stati ritenuti illegittimi dal Tribunale, con conseguente annullamento del licenziamento, reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento del danno subito.
La vicenda sulla quale si è pronunciata la giudice Chiara Coppetta Calzavara, della sezione lavoro del Tribunale di Venezia, riguarda il dipendente di un minimarket di Chioggia che, sofferente di una grave disabilità certificata, aveva diritto ad usufruire di alcuni permessi dal lavoro. Nell'aprile del 2024 l'uomo fu licenziato: il datore di lavoro gli contestò di aver usufruito di alcuni di quei permessi per recarsi negli uffici di un'agenzia di assicurazione per prestare una diversa attività lavorativa. Circostanza documentata proprio grazie ai pedinamenti ai quali il dipendente era stato sottoposto a cura di un investigatore privato.
Il lavoratore, assistito dagli avvocati Laura Possiedi, Alberto Impellizzeri, Roberta Marseguerra e Gianluca Ghezzo, ha impugnato il licenziamento sostenendo che, oltre ad essere ingiusto, «è discriminatorio in quanto intimato per motivo illecito». E il Tribunale gli ha dato ragione: il datore di lavoro dovrà riassumerlo e versargli una somma pari all'ultimo stipendio mensile per il periodo compreso dal licenziamento alla reintegrazione, oltre ad oltre 6mila euro di spese di lite.








