PERUGIA - È stata licenziata per vendetta, perché il marito si è dimesso dall'azienda per cui entrambi lavoravano. Ma adesso quel licenziamento «per ritorsione» è stato dichiarato ingiustificato e soprattutto nullo. Con l'azienda condannata non solo al reintegro ma anche al pagamento di tutte le retribuzioni del periodo del licenziamento, più altre 15 mensilità se non la riprendesse al lavoro, che significa un esborso di 140mila euro più altri 15mila di spese di giudizio.
È quello che ha stabilito la Corte d'appello della sezione Lavoro di Perugia che ha ribaltato la sentenza di primo grado relativa al licenziamento di una dipendente di un'azienda che si occupa di energia con sede a Foligno. Dopo 12 anni di carriera e promozioni, la donna nel 2022 si è sposata con un collega di Pescara ed entrambi si sono trasferiti in Abruzzo. Ma l'anno successivo il marito si è dimesso «scatenando l'ira del presidente dell'azienda che gli aveva detto che si era fatto un nemico e che non ci doveva dormire tranquillo la notte», riassume l'avvocato Siro Centofanti a cui la ex dipendente si è rivolta per ottenere giustizia. Perché solo poche settimane dopo le dimissioni del marito, nel marzo 2023, con l'accusa di «aver parlato in modo incongruo di questo fatto con le colleghe e di avere comunicato al coniuge chi erano i nuovi agenti di commercio chiamati a sostituirlo», la donna era stata licenziata.







