MOSTRA DEL CINEMA - Non sono pagelle, ma valutazioni. Organizzazione, logistica, strutture, iniziative collaterali. Perché anno dopo anno la Mostra del cinema aumenta il successo. Ma può sempre migliorare.
Gaza. C'è chi ha criticato la Biennale per non aver esposto, tra le tante bandiere che sventolano sul Palazzo del cinema, anche quella della Palestina e per non aver ritirato l'invito ad attori (Gal Gadot, Gerard Butler) che sostengono la politica israeliana (e che comunque non avevano previsto di venire a Venezia). Di rimando, c'è chi ha criticato il gruppo Venice4Palestine per aver raccolto centinaia di firme su un testo di sostegno al popolo e ai bambini palestinesi e poi cambiato l'appello aggiungendo la richiesta di boicottaggio. Le 5 stelle vanno alla Mostra che in selezione ufficiale ha inserito The voice of Hind Rajab, il dramma della bimba che implora aiuto, il film che a Venezia ha scosso le coscienze.
Alberto Barbera chiude Venezia82 con un altro successo, organizzerà anche la prossima Mostra del cinema del 2026, ma c'è già chi lo vorrebbe in laguna anche dal 2027. Oggi, domani, dopodomani, sempre. Non è da escludere, visti gli elogi che gli ha tributato il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco («La Mostra del cinema porta la firma prestigiosa, unica, da record assoluto, di Alberto Barbera, che è costretto sempre a superare se stesso») e pure il governatore del Veneto Luca Zaia («Alberto Barbera è condannato a lavorare»). Ma più che dai politici, Barbera è amato dagli addetti ai lavori e dal Popolo della Mostra: gentile ed educato sempre, disponibile al confronto, garbato e allo stesso tempo fermo. Amata anche la sua assistente Savoldi, il primo cartello attaccato alle transenne del red carpet dai giovani cacciatori di selfie il mercoledì inaugurale è stato per lei: "Angela sei la nostra queen".












