Tra la fine dei ’60 e gli anni ’70 il cinema americano scoprì la New Hollywood, film che raccontavano il Paese e le sue paure come il Vietnam (ma verrà il Watergate) o la fantapolitica di Frankenheimer, spesso tornando indietro a guardare senza paura i furori della Grande depressione degli anni ’30, come nel Clan dei Barker o Alice non abita più qui. O ancora le storie dei famosi criminali, come in questo bellissimo e romanticamente violento Gangster Story, in cui il giovane Arthur Penn, dopo Furia selvaggia e prima del Piccolo grande uomo, racconta, quasi sulle tracce di un western, le gesta sanguinarie di una mitica coppia di fuorilegge, Bonnie Parker, ex cameriera, e Clyde Barrow, ladro d’auto, che attraversano gli States, dall’Oklahoma al Texas, iniziando la carriera criminale prima con piccoli furti, poi con rapine in banca. A loro si aggiungono il fratello di Clyde con la moglie e un ragazzo scappato dal riformatorio: senza limiti, il gruppo lascia dietro di sé lunga scia di sangue, mentre la polizia li segue ovunque, specie il Texas Ranger Frank Hamer, fino al finale in cui, per un’imboscata, i due vengono trucidati nella macchina che porterà i fori di 1167 colpi.