Per un pugno di dollari (americani). Ancora prima che Sergio Leone trasformasse nel 1964 l’Almeria in Texas e Messico, a girare i kolossal hollywoodiani in Spagna ci andavano Robert Rossen, Stanley Kramer, Anthony Mann. Insomma tutto il gotha di Hollywood, comprese le grandi star (tra gli altri: Charlton Heston, Richard Burton, Ava Gardner; Loren e Lollobrigida) Motivo? Un tanto commercialmente semplice, quanto politicamente ipocrita, accordo bilaterale tra il fascistissimo Francisco Franco e il presidente statunitense Eisenhower. Con gli attori democratici e progressisti del mondo del cinema americano che nemmeno fiatano, anzi accorrono come api sul miele.

Questa poco conosciuta dinamica industriale è ciò che racconta l’avvincente e curioso documentario Franco & Hollywood, diretto da Michel Viotte, in prima italiana al Cinema Ritrovato 2025, nella sezione Documenti e Documentari curata dal direttorissimo Gianluca Farinelli. Segui il denaro, diceva qualcuno. E quello mancava agli spagnoli. Soprattutto dopo il 1945 con tutta l’Europa inondata di banconote verdi del piano Marshall e il caudillo che, tra un prigioniero politico garrotato e l’altro, fa l’autarchico come un Mussolini qualunque. Dura pochissimo l’ironia del filmetto che sfotte gli aiuti americani (Bienvenido Mr. Marshall, 1953). Meglio far arrivare dollari a fiumi e magari ripulire la lugubre immagine del franchismo incancrenita sullo stereotipo fascistelli torvi, tutti crocifisso e occhialacci neri. L’Accordo di Madrid del 1953, tra Franco e Eisenhower in persona, non solo prevede centinaia di milioni di dollari nelle casse spagnole, ma anche basi militari americane, matrimoni misti, visita di stato di Eisenhower a Madrid con auto scoperta e ballo serale. Con la clausola esplicita americana affinché in Spagna prima o poi ci sia libertà di culto. Questo il dato politico. Poi c’è quello prettamente cinematografico che è una cornucopia tra storia e leggenda.