Egregio direttore, mi permetto di disturbarla ancora una volta per esprimere la mia opinione in merito alla presenza di D'Alema a Pechino.
Ho letto le varie opinioni in merito al singolare fatto, ma io credo che la soluzione sia molto semplice. I comunisti non hanno mai amato l'Italia, prima con l'Internazionale socialista per cui tutto il mondo doveva prendere a modello la grande madre russa. Le ricorda niente il fatto che nel Dopoguerra i comunisti volevano regalare Trieste al compagno Tito? Come possiamo meravigliarci per quel che è successo a Pechino?
Giuliano Dori
Abano Terme
Caro lettore, la presenza di Massimo D'Alema a Pechino a fianco di XI, Putin e gli altri era forse inattesa, ma non sorprendente. D'Alema è ex di tante cose (dal Pci alla presidenza del Consiglio), ma ha sempre conservato, accanto alla sua tanto inarrivabile quanto ingiustificata presunzione, una sua personale e cinica coerenza: è da una vita seduto sulla riva del fiume in attesa che passi il cadavere dell'ordine liberal democratico. E l'antiamericanismo non ha mai cessato di caratterizzarne il suo percorso politico. Talvolta le esigenze e il ruolo lo hanno convinto a mascherarlo o dissimularlo, ma il pregiudizio anti-Usa e l'attrazione (fatale) per chi si oppone all'universo stelle e strisce restano per D'Alema punti fermi. Questa inclinazione lo ha portato in passato a preferire la dittatura del proletariato di sovietica memoria alla detestata società occidentale e alla disprezzata economia di mercato.











