C'era anche Massimo D'Alema a Pechino, ospite speciale del suo grande amico Xi Jinping. E a 11mila chilometri di distanza, a Roma, esplode l'imbarazzo dentro il Pd e nel centrosinistra. L'ex presidente del Consiglio ha partecipato questa mattina alla parata della vittoria in piazza Tienanmen per l'ottantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra mondiale.
Lo si apprende tramite un video che sta circolando sui social, ma già la scorsa settimana il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese aveva reso nota la sua partecipazione, insieme a quella di altri ex statisti di altri Paesi, alla cerimonia. "Viviamo in un momento difficile nelle relazioni internazionali. Io spero e confido che qui da Pechino venga un messaggio per la pace per la cooperazione per il ritorno a uno spirito di amicizia tra tutti i popoli e per porre fine alle guerre che purtroppo insanguinano in modo così tragico diversi Paesi del mondo", dichiara D'Alema nel video. L'ex premier si sofferma poi sulla "forza eroica del ricordo di una lotta, come fu quella del popolo cinese, importante non solo per la Cina ma per tutta l'umanità, per la sconfitta del nazismo e del fascismo".
Non può però passare inosservata la ingombrante "compagnia di giro" che l'ex premier italiano (il primo post-comunista salito a Palazzo Chigi nella storia della Repubblica) si è ritrovato a fianco, dal presidente russo Vladimir Putin al dittatore nord coreano Kim Jong-un. Come dire: un "ritratto di famiglia" non proprio riuscitissimo.












