Caro M,
ho 62 anni e lo scorso luglio ho perso la moglie, dopo quasi ventennale malattia. 30 anni insieme, due figli laureati e occupati, tanti ostacoli ma anche tante soddisfazioni. Mancava qualche anno alla pensione per entrambi e, probabilmente, a una serena vecchiaia. Avremmo potuto levarci qualche soddisfazione, alla quale abbiamo spesso e volentieri rinunciato per non fare mancare niente ai nostri amati figli. Ora sono solo, senza problemi economici, ma terribilmente solo. Non so cosa fare, tutto mi sembra inutile e lei mi manca tanto, tantissimo. Mi dicono di uscire, ma tutti i posti mi ricordano lei. Quindi mi intristisco e me ne torno a casa. Un primario con cui lavoro mi dice di non dare retta a nessuno e di lasciare passare un po’ di tempo, almeno un anno. Penso anch’io sia la cosa migliore. A quei mariti che si sentono oppressi dalla moglie, dico di tenersela ben stretta. Non è il mio caso, ma spesso si apprezzano cose o persone quando non ci sono più.
Giorgio






