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5 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 12:27

“Angelo Vassallo era un cretino, con due fratelli coglioni, non stava bene con il cervello, era a capo di una cosca, non era un sindaco eroe, ma uno che si portava appresso due puttanelle e faceva paura a tutti quanti”. Nelle settimane successive all’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, avvenuto la sera del 5 settembre 2010, i pm della Dda di Salerno mettono sotto controllo decine di cellulari. Alla ricerca di tracce utili per instradare le indagini, ascoltano e trascrivono migliaia di intercettazioni di persone che discutono e commentano il delitto. Tra le quali gli insulti a Vassallo che avete letto. E che fa una certa sensazione leggere oggi, che ricorre il quindicesimo anniversario di un crimine tuttora privo di una sentenza di colpevolezza.

Gli insulti infatti non provengono da ambienti di malavita cilentana, faccendieri, spacciatori e delinquenti che il primo cittadino aveva osteggiato in vita. Sono le parole di due carabinieri, un alto ufficiale originario di Pollica e l’allora comandante della stazione del paese. Che mentre parlano tra loro vomitano ingiurie sulla memoria ancora fresca del “sindaco pescatore”, e preparano azioni legali contro la sua famiglia.