Isospetti, pesanti e velenosi, alimentati anche dall’eco di trasmissioni televisive che hanno sollevato la polvere dei dubbi. Poi le accuse, formali, che nel novembre 2024 si trasformano in un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Per sedici anni il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo ha convissuto con il peso di uno sguardo carico di diffidenza, quello di chi lo riteneva, in qualche modo, coinvolto nell’omicidio di Angelo Vassallo.

Omicidio del sindaco Vassallo, il Riesame annulla le ordinanze: scarcerato il colonnello Cagnazzo

Il sindaco del piccolo comune salernitano di Pollica fu ucciso ad Acciaroli la sera del 5 settembre 2010, con nove colpi di pistola mentre, alla guida della sua auto, stava tornando a casa. Uno sguardo che ferisce, soprattutto per chi, come Cagnazzo, ha costruito la propria carriera sul campo e ha lasciato il segno: negli anni della guida del reparto di Castello di Cisterna, ha arrestato decine e decine di latitanti eccellenti e condotto operazioni e sequestri milionari contro i clan protagonisti della sanguinaria faida tra Secondigliano e Scampia, stagione criminale che ha ispirato la saga Gomorra.

Venerdì Cagnazzo, difeso dagli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro, è stato prosciolto in sede di udienza preliminare dalle accuse di omicidio e depistaggio: il gup del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha respinto la richiesta della procura per «assenza di una ragionevole previsione di condanna», cancellando con un tratto di penna l’accusa che lo voleva, in qualche modo, responsabile della morte di Vassallo per coprire un presunto traffico di droga mai provato nelle dimensioni descritte dagli inquirenti.