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Ultimo aggiornamento: 12:32
“Ad Acciaroli tutti conoscono la verità (sull’omicidio Vassallo, ndr), nessuno si fa avanti. Molti, lì, hanno le coscienze compromesse. Allontanare i sospetti da un ambiente in cui tutti sono amici o parenti, indirizzandoli verso di me, è stato semplice”. E’ questo il passaggio clou dell’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno dal colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. Ed è un peccato che non abbia chiarito quali siano i suoi sospetti sulla verità a tutti nota in paese, e rimasta ignota in quindici anni di indagini.
L’ufficiale è il principale imputato del processo per la morte di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ammazzato con nove colpi di pistola la sera del 5 settembre 2010 mentre rincasava dalla frazione marina di Acciaroli. “Sono innocente e lo dimostrerò, ma vorrei ricordare a tutti, anche ai familiari di Angelo Vassallo, che in Italia esiste ancora la presunzione di innocenza e vorrei che questo principio venisse rispettato anche per me”. “Ad oggi non sono stato neanche rinviato a giudizio – aggiunge Cagnazzo – ma sembra di ascoltare e leggere sentenze definitive sul mio conto“.








