Tra le tante questioni che pone la crisi climatica, ce n’è anche una che riguarda il diritto internazionale: se una nazione vedesse sparire il suo territorio, magari perché sommerso dall’innalzamento dei mari, potrebbe anche essere considerata uno Stato? “E’ fondamentale che gli Stati riconoscano che la sovranità e i diritti sulle zone marittime devono essere preservati anche in caso di perdita di territorio causata dal cambiamento climatico”, risponde Francesca Mingrone, esperta di diritto climatico a Ginevra presso il Center for International Environmental Law (Ciel). Il quesito, sollevato da due giuristi della University of East Anglia in un articolo pubblicato su The Conversation, è tutt’altro che accademico. Alcune nazioni insulari, come Tuvalu, Kiribati, le Maldive o le Isole Marshall, rischiano effettivamente di finire sott’acqua a causa del riscaldamento globale. Sarebbe un disastro per gli abitanti, che perderebbero la casa, il lavoro, ma anche il loro patrimonio culturale e di tradizioni. Ma se a tutto questo si aggiungesse anche la perdita del riconoscimento di Stato, “queste nazioni potrebbe essere private del controllo sulle loro preziose risorse naturali e persino perdere il loro posto in organizzazioni internazionali come l’Onu”, scrivono gli studiosi Zana Syla e Avidan Kent.