In una terra di confine piena di storie e leggende, dove si parlano tanti dialetti diversi e basta girare una curva per cambiare comune e anche regione, c’è una cosa che unisce tutti: il tortello alla lastra. Siamo nel crinale appenninico tra la Toscana e la Romagna, nel Parco delle Foreste Casentinesi, e qua si faceva merenda con un tortello gigante, ripieno, e cotto su una pietra arenaria da cui prende nome. Sulla lastra o alla lastra, come viene chiamato il tortello, ricorda i tempi in cui ogni famiglia della zona possedeva come utensile della cucina una lastra di pietra da mettere sul brace del focolare.

A riportarlo in auge, al punto che oggi si trova nei menù dei ristoranti della Valle del Bidente e di quelle adiacenti ed è protagonista di sagre specifiche, sono stati Roberto Casamenti e Alessandra Bazzocchi de La Campanara, l’osteria di Pianetto di Galeata, in provincia di Forlì. Qui, in un piccolo borgo che resiste allo spopolamento, resiste anche la tradizione del tortello. “Ci sono molte versioni differenti, per esempio a Tredozio lo chiamano bartolaccio, ma sono sempre figli della stessa mamma – spiega Casamenti - C'è chi lo fa con le erbe o la ricotta. Qui però, a Pianetto, quello proprio tipico è ripieno di zucca e patate, condite con Parmigiano Reggiano, abbondante pepe, l'aglio e un soffritto con un po' di lardo”.