Dal 2026 l’esame conclusivo delle scuole superiori tornerà a chiamarsi esame di maturità e cambierà alcune procedure, ma senza modificare la sostanza dell’impianto generale del sistema. Una scelta che intende riscoprire il valore formativo e umano del traguardo, spostando l’attenzione dal solo aspetto burocratico a quello più personale e culturale. La “Maturità” non sarà dunque soltanto una verifica finale, ma un vero e proprio passaggio di crescita, un momento per dimostrare ciò che si è diventati nel corso di cinque anni di studio e di vita scolastica. La decisione arriva dal Consiglio dei ministri, che ha esaminato il decreto presentato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il provvedimento ripristina quindi la denominazione rimasta in voga nel linguaggio parlato, abbandonando quella di “esame di Stato”. Ci sono comunque alcune novità sulle commissioni e sul colloquio orale.Si tratta dell’ennesimo intervento in un percorso di riforme che, quasi a ogni legislatura, ha ridisegnato le prove finali: dal ritorno della seconda prova nel 2019 dopo la sospensione decisa dal governo Conte, alla reintroduzione degli scritti nazionali post-pandemia, fino alle continue variazioni del colloquio, oscillante tra formati multidisciplinari e prove più specialistiche. Intanto, mentre la scuola italiana continua a cercare un modello stabile, molte nazioni europee hanno scelto sistemi di valutazione che non prevedono esami finali standardizzati.Torna l'esame “di maturità”, come cambia l'oraleLa principale modifica riguarda il colloquio orale, che abbandona l'attuale formato multidisciplinare per concentrarsi su quattro discipline specifiche alle quali si aggiungerà una riflessione sulle competenze acquisite in educazione civica e nella formazione scuola-lavoro. Le quattro materie saranno individuate annualmente dal ministero attraverso un decreto specifico, in base alle competenze considerate fondamentali per ogni indirizzo di studio. La scelta risponde dichiaratamente alle richieste del mondo universitario e lavorativo di una maggiore focalizzazione sulle competenze verticali, eliminando quella dispersione che spesso rendeva il colloquio un esercizio di memoria, piuttosto che di competenza.Le altre materie si considereranno valutate tramite il credito scolastico del triennio. Con questa modalità si punta a garantire il giusto equilibrio tra verifica dell’intero percorso scolastico e capacità di approfondire e argomentare grazie alle competenze acquisite alla fine del ciclo di studi.Non si potrà essere promossi facendo scena mutaInoltre, il decreto introduce la bocciatura automatica per gli studenti che si rifiutano di sostenere il colloquio orale o che in generale non si presenteranno volontariamente a una delle prove. La norma stabilisce che l'esame si considera validamente completato solo attraverso lo svolgimento regolare di tutte le prove: le due prove scritte nazionali e il colloquio orale. In questo modo viene eliminata una zona grigia del sistema attuale, dove l’assenza al colloquio non comporta necessariamente la bocciatura, ma viene valutata caso per caso dalle commissioni. La misura intende contrastare un fenomeno ricorrente, emerso con particolare evidenza alla maturità del 2025: alcuni studenti avevano scelto di fare “scena muta” come forma di protesta contro la scuola o i docenti, confidando di poter comunque ottenere la promozione grazie ai punteggi accumulati con le prove scritte e con il curriculum dello studente.Le prove scritte rimangono invariate nella struttura ma cambiano data di svolgimento. L'esame inizierà giovedì 18 giugno 2026 con la prima prova scritta di italiano, abbandonando il consolidato avvio del mercoledì, mentre la seconda prova si svolgerà venerdì 19 giugno. Le commissioni potranno inoltre integrare il punteggio finale con un bonus massimo di 3 punti per i candidati che abbiano raggiunto almeno 97 punti complessivi.Un cambiamento profondo riguarda il voto di condotta. Da ora in poi, un 5 in comportamento porterà automaticamente la non ammissione all’esame; con un 6 sarà possibile accedere solo sostenendo una prova aggiuntiva di cittadinanza attiva, mentre per ottenere il punteggio massimo finale sarà necessario avere almeno 9 in condotta. In questo modo, la maturità non misurerà soltanto il livello di preparazione disciplinare, ma anche il senso di responsabilità e il rispetto delle regole da parte degli studenti.Le novità dell'esame di maturità per gli insegnantiLe commissioni d'esame si riducono da sette a cinque componenti. Dal 2026 ogni commissione avrà un presidente, due commissari esterni e due interni per le due classi abbinate, eliminando un commissario per categoria. Il cambiamento interviene sulla difficoltà crescente nel reperire commissari esterni, problema che ha causato ritardi organizzativi in diverse regioni, e comporta una riduzione dei costi secondo il ministero dell'Istruzione italiano. Il rapporto tra commissari e studenti rimane sostanzialmente equilibrato dato che ogni commissione continua a valutare due classi abbinate.Sarà inoltre più snello il passaggio di indirizzo degli studenti nel primo biennio che non saranno tenuti a sostenere l’esame integrativo e potranno beneficiare di interventi mirati di sostegno. L’esame integrativo resta invece per gli alunni del triennio. Le prove si svolgeranno in un'unica sessione concentrata, prima dell'avvio delle attività didattiche dell'anno scolastico successivo, semplificando le attuali procedure che prevedono tempistiche più dilatate e modalità più complesse.Quest’anno all’ordine del giorno ci sono i cambi di nome, dopo “maturità”, compare anche la dicitura “formazione scuola-lavoro”, che prende il posto della vecchia “alternanza scuola-lavoro” e del Pcto (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento). Ma in questo caso non è solo un cambio di nome simbolico: la riforma punta a garantire esperienze più sicure e più coerenti con i percorsi di studio. Le convenzioni tra scuole e imprese non potranno più includere attività ad alto rischio e viene estesa la copertura assicurativa anche al tragitto tra casa, scuola e azienda. La riforma intende così preservare il valore educativo del contatto con il mondo del lavoro, ma senza sacrificare la sicurezza e la qualità dell’esperienza formativa.Dove trovare i risultati delle prove InvalsiDal 2026 cambierà anche la collocazione dei risultati delle prove Invalsi, i test nazionali di italiano, matematica e inglese che servono a misurare le competenze degli studenti e a valutare l’andamento del sistema scolastico. I risultati non compariranno più subito dopo le prove, ma saranno riportati solo alla fine della maturità, all’interno del curriculum dello studente, cioè il documento che raccoglie voti, attività svolte e competenze acquisite negli anni delle superiori. Saranno indicati in forma descrittiva, con valore orientativo e non come voto, seguendo l’approccio già adottato in diversi paesi che distinguono tra test utili a capire il percorso di apprendimento rispetto alle vere e proprie prove di valutazione finale.Le ragioni della riformaSecondo il ministero dell’Istruzione, la riforma della Maturità 2026 rappresenta “una svolta necessaria per restituire senso e credibilità all’esame”. Dopo anni di sperimentazioni, modifiche e contestazioni, l’obiettivo è riaffermare i principi del merito, dell’impegno e della responsabilità personale. Si vuole dare agli studenti la percezione che la scuola non sia soltanto un luogo di valutazione, ma uno spazio di crescita, dove la condotta, la partecipazione e la consapevolezza civica contano quanto la preparazione accademica.Gli alunni dovranno prepararsi a un colloquio più articolato, che metterà alla prova le loro competenze trasversali, e curare con attenzione il comportamento e la partecipazione durante l’anno. La riforma, in definitiva, segna un ritorno all’essenza stessa del termine “maturità”: non solo un esame, ma un momento di consapevolezza e di passaggio verso l’età adulta.