La maturità torna a essere tale. Di nome e di fatto. Almeno nelle intenzioni del ministro Giuseppe Valditara che ha portato ieri, 4 settembre, in Consiglio dei ministri un decreto legge “per la riforma dell’esame di stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell’anno scolastico 2025/2026”.
Il provvedimento
Un provvedimento snello, sette articoli in tutto, che rimette mano alla denominazione ripristinando la formula “esame di maturità” e alle prove finali di quinta superiore. Anzi alla prova. Se si eccettua lo snellimento delle commissioni, che da 7 membri scendono a 5 - dal modulo “3+3” di prof esterni e interni si passerà al “2+2” più il presidente che resta esterno, liberando così risorse da reinvestire per il rinnovo del contratto e per la paga dei commissari stessi - le novità principali si concentrano sull’orale e ricalcano quanto anticipato nei giorni scorsi su questo giornale.
Le modifiche all’orale
Innanzitutto i candidati (i primi interessati sono i circa 500mila alunni di quinta) non potranno più fare scena muta al colloquio come accaduto a luglio in una decina di casi che hanno occupato la cronaca estiva. Stando alla bozza circolata prima del Cdm, all’articolo 17 del Dlgs 62/2017 sulla valutazione degli studenti viene aggiunto un comma 2-bis secondo cui «l’esame di maturità è validamente sostenuto se il candidato ha regolarmente svolto tutte le prove». Contemporaneamente viene ristretto a quattro discipline, da individuare a gennaio (come la materia del secondo scritto d’indirizzo mentre il primo resta d’italiano, ndr), la parte disciplinare della verifica orale. Il resto - ed è un’altra novità di rilievo - deve servire a valutare «il grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità acquisito al termine del percorso di studio, anche tenuto conto dell’impegno dimostrato nell’ambito scolastico e in altre attività coerenti con il medesimo percorso di studio, in una prospettiva di sviluppo integrale della persona».














