Un sodalizio che nei decenni si è trasformato in un'autentica sinergia culturale in cui moda e spettacolo si fondono, riflettendo eleganza, potere, sensualità e identità.
Questa e' stata l'alleanza tra il mondo del cinema e Giorgio Armani che, al di la' del red carpet dove ha vestito legioni di divi, ha disegnato costumi di scena per un paio di centinaia di film tra cui alcuni firmati da registi italiani come Bernardo Bertolucci (L'Ultimo Imperatore), Giuseppe Tornatore (Una Pura Formalita') e Paolo Sorrentino (La Grande Bellezza).
Tutto comincia nel 1980 con American Gigolò di Paul Schrader.
Richard Gere nei panni del giovane escort Julian Kaye indossa completi Armani che non sono semplici abiti, ma una dichiarazione di stile: spalle morbide non imbottite, palette neutre, tessuti fluidi che rivelano il corpo. Il guardaroba del protagonista definisce la trama. La sequenza del noir in cui Kaye a torso nudo sceglie le giacche e piega le camicie su un letto è rimasta iconica, sancendo il debutto internazionale del look Armani cinque anni soltanto dopo la fondazione del brand.
Il cinema, come lui stesso dichiaro' nel 1990 nel documentario di venti minuti Made in Milan di Martin Scorsese, era stato da sempre il suo vero amore. Armani avrebbe voluto fare il regista: si e' ritrovato a disegnare costumi di scena.












