L’oro si fa spazio nell’arena sempre più affollata (e sempre più effervescente) delle valute e dei pagamenti digitali. E il World Gold Council (Wgc) preme l’acceleratore per garantire un ruolo di primo piano in questo contesto non tanto al metallo prezioso quanto alle istituzioni che ne governano il mercato sulla piazza londinese: tuttora la più liquida al mondo, ma minacciata in modo crescente dallo sviluppo di hub alternativi (Cina e non solo) e dalle politiche commerciali degli Stati Uniti di Donald Trump, che hanno provocato spedizioni record di lingotti al di là dell’Oceano Atlantico e creato un alto grado di incertezza sulla potenziale imposizione di dazi anche su questo metallo.

La corsa alla creazione di stablecoins, è bene chiarirlo subito, in questo caso non c’entra. Il Wgc non punta al mercato delle criptovalute ancorate all’oro, che peraltro è in forte sviluppo: quelle di maggiore successo – Tether Gold e Pax Gold – hanno raggiunto capitalizzazioni record, superando un miliardo di dollari ciascuna questa settimana sulla scia del rally del lingotto, che ha aggiornato più volte il massimo storico toccando mercoledì 3 un picco di 3.556 dollari l’oncia a Londra.

Il progetto

Il nuovo progetto riguarda piuttosto la creazione di un sistema hi tech volto a facilitare - e dunque incoraggiare - l’adozione dell’oro come collaterale in ambito finanziario, anche in alternativa ai cosiddetti Asset liquidi di alta qualità (Hqla), come i titoli di Stato con rating elevato: la scelta di utilizzare il metallo prezioso per questi scopi è oggi permessa in linea di massima dai regolatori, ma stenta a diffondersi a causa dei rigidi paletti normativi e di varie difficoltà pratiche, legate anche alla taglia troppo grande dei lingotti standard, come i Good Delivery Lbma, (che pesano circa 400 once, pari a 12,4 kg).