Dal dopo Covid, re dei metalli, l’oro, ha iniziato una cavalcata inimmaginabile, tanto da moltiplicare per quasi tre volte il suo valore e scatenare una parabola ascendente delle principali imprese minerarie di settore. Da bene rifugio per eccellenza è diventato bene speculativo, come solo le tecnologie quotate al Nasdaq han saputo fare, con la differenza che l’oro è un bene reale e commercializzabile in funzione di molteplici attività che lo utilizzano, oltre che primo status symbol in ogni dove, mentre le seconde, pur essendo espressione di beni materiali realizzati dalle aziende, restano immateriali.
Ogni nazione del globo, attraverso le singole banche centrali, possiede oro come riserva e ultimamente ad accapparrarselo con ingordigia sono i cinesi, seguiti dagli Usa. Meno attratti sono i Paesi arabi, tenuto conto che possiedono, con nessun sforzo, l’oro nero e il gas, prodotti che sono all’origine delle speculazioni finanziarie, essendo indispensabili per l’intera umanità.
PIANGIAMO SE LE BIG TECH NON INVESTONO DA NOI POI LE FACCIAMO SCAPPARE SOFFOCANDOLE DI REGOLE
Ci risiamo. Da una parte si invocano gli investimenti dei giganti americani del tech, ci si lamenta della nostra arretra...








