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Da inizio anno il metallo prezioso ha guadagnato il 33%. Gli investitori cercano protezione dall’incertezza
Mercati ancora in fermento ieri. L'incertezza politica e fiscale in Europa, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e i dubbi sull'indipendenza della Federal Reserve spingono gli investitori verso beni rifugio e titoli di Stato, ma a caro prezzo. L'oro ha infranto nel corso della seduta la barriera dei 3.500 dollari l'oncia (3.535 dollari nella tarda serata di ieri), confermandosi il rifugio privilegiato in un contesto di volatilità senza precedenti. Da inizio anno, il prezzo è aumentato di circa il 33% in un contesto di incertezze geopolitiche: le guerre in Ucraina e a Gaza e le ripercussioni dei dazi Usa.
«L'oro ha già messo a segno ventotto nuovi massimi nel 2025, contro i due del 2023 e i quarantasei del 2024: dal 2023 ad oggi ha guadagnato oltre il 90%, superando argento, S&P 500, Msci Acwi (il superindice delle principali Borse mondialI) e i benchmark obbligazionari», ha spiegato Gabriel Debach, market analyst di eToro. «I motori di questa corsa prosegue l'analista sono chiari. Il primo è ciclico: i mercati prezzano con probabilità vicina al 90% un taglio dei tassi già a settembre. Il secondo è politico: la pressione della Casa Bianca sulla Fed ha riacceso i dubbi sull'indipendenza della banca centrale». Un'analisi condivisa anche da J. Safra Sarasin: «L'incertezza macroeconomica e politica è destinata a rimanere elevata nei prossimi mesi e, pertanto, manteniamo la nostra visione positiva sull'oro e confermiamo il nostro target di fine anno a 3.600 dollari».









