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Il metallo prezioso sfonda la vetta mitica di 5.100. E non si vede la fine della corsa

Una corsa apparentemente inarrestabile per l'oro, la cui quotazione continua a macinare record. Ieri il prezzo del metallo prezioso per antonomasia ha superato quota 5.100 dollari l'oncia (per chiudere a 5.090). Per avere un'idea di cosa significhi tutto questo, basti pensare che il valore negli ultimi dodici mesi è salito dell'85,9% e questo significa che la sterlina d'oro nel cassetto della nonna un anno fa valeva 550-560 euro e oggi la si potrebbe rivendere a mille euro. Un discreto affare per tutti coloro che hanno provveduto a investire in oro - che sia tramite fondi d'investimento, lingotti o monete - e oggi si trovano un vero è proprio tesoretto. «L'oro tipicamente registra rialzi marcati nei momenti di crisi economica, rappresentando il bene rifugio per eccellenza perché considerato asset privo di rischio. Fino ad aprile 2025 sulla scia degli annunci di dazi e poi da agosto con l'aggravarsi delle tensioni internazionali, il prezzo è salito rapidamente, superando i 4.000 dollari l'oncia nei mesi finali» del 2025, si legge nell'analisi del Centro Studi di Confindustria. Nell'ultimo anno, del resto, le tensioni geopolitiche non sono mancate con un conflitto che rimane ancora attivo tra Russia e Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, le rivolte in Iran e le esercitazioni militari cinesi di fronte a Taiwan. Da ultimo, il blitz americano in Venezuela con la cattura del presidente Nicolas Maduro e la disputa fra Usa ed Europa sulla Groenlandia. Tutti frammenti di un quadro di incertezza generalizzata che ha alimentato la corsa dell'oro, ma anche quella dei titoli del settore Difesa gonfiati dal fioccare di commesse in seguito ai piani di riarmo non solo dell'Ue.