Nella cronaca finanziaria l’espressione “montagne russe” è probabilmente abusata. Ma non c’è alcun dubbio che descriva alla perfezione il movimento che c’è stato ieri sull’oro, sull’argento e persino sul Bitcoin. Prendiamo il metallo giallo. Nella prima parte della giornata è arrivato quasi a sfiorare i 5.600 dollari l’oncia (5.594 per l’esattezza). Poi è andato giù a perdifiato chiudendo, sulle piazze europee, a 5.260 dollari, dopo un calo che è arrivato a toccare il 7 per cento. Stesso per l’argento. Record in mattinata a 121 dollari, poi discesa a 116.
Che è successo? Sui mercati l’impressione è che si attendesse che qualche “brutta” notizia si materializzasse, una scusa per permettere una presa di profitto per chi ha comprato a perdifiato facendo impennare il prezzo dei metalli preziosi. Una mano l’hanno data i conti di Microsoft, e il nuovo round di investimenti di OpenAi, che hanno riportato a galla i rischi di una bolla sull’intelligenza artificiale. E i metalli preziosi hanno un impiego anche come materie prime delle nuove tecnologie. Ma anche la Fed ha contribuito a cambiare la narrazione con la sua postura, non più così ansiosa di tagliare il costo del denaro.
Il punto vero è che l’oro ha corso tanto, troppo, e la tentazione di portare a casa i profitti era probabilmente fortissima. Nonostante la correzione di ieri, in un mese l’oro ha comunque guadagnato il 24 per cento e l’argento quasi il 47,5 per cento. Il punto semmai è un altro. Nessuna delle ragioni strutturali che hanno alimentato questa corsa sembra al momento superata. Anzi. La domanda di oro e di argento non è mai stata così alta. Comprano tutti. Comprano le banche centrali, da quella polacca a quella cinese. Comprano, e pure tanto, persino gli emittenti di valute digitali, come Tehter, che emette la stablecoin ancorata al dollaro Usa Usdc, e su cui vale la pena aprire una parentesi.













