da New York

Giornata di speculazioni per l'oro che ieri dopo aver guadagnato il 7% in apertura ha iniziato a perdere quota a causa delle prese di profitto degli investitori, dopo giorni di rally che lo avevano portato a superare i 5.600 dollari l'oncia. Il ribasso, che è stato di circa il 4% per poi stabilizzarsi all'1%, è arrivato in due ordini consecutivi che in tutto hanno fatto perdere circa 3,4 miliardi di dollari. «Se guardiamo agli aggiustamenti delle posizioni non commerciali, riteniamo che il calo sia stato in gran parte di natura tecnica», ha scritto in una nota agli investitori Wayne Gordon di Ubs. «Con il rallentamento dello slancio dei prezzi e l'aumento della volatilità delle opzioni, gli investitori più speculativi hanno deciso di prendere profitto», ha continuato. Ieri però, dopo i primi segnali di mercoledì, il ribasso è aumentato a causa di una brusca correzione dei principali titoli tecnologici e legati all'intelligenza artificiale negli Stati Uniti, in particolare da un crollo dell'11,9% di Microsoft: nei conti di mercoledì sera il colosso non ha convinto nella crescita del settore cloud, affondando completamente a New York il giorno successivo. Solo nell'ultimo anno a causa dell'instabilità globale e delle forti richieste del settore tecnologico, l'oro ha guadagnato il 90% mentre altri metalli, tra cui l'argento e il rame, si sono rafforzati. L'oro è un bene rifugio che tende a crescere in momenti di incertezza globale. E sembra che sul lungo termine si preveda che l'oro continui a salire: JPMorgan Chase ha pubblicato uno scenario in cui il metallo riesce a superare gli 8.000 dollari l'oncia. Infatti ieri, dopo il crollo, a fine giornata il metallo ha ripreso quota, continuando sopra la parità a oltre 5.300 dollari. In questo momento si sta preparando a chiudere il mese in rialzo del 24% e del 7% sulla settimana. Anche l'argento ha condotto una seduta in leggera flessione, nonostante dall'inizio dell'anno abbia visto un rialzo del 60%. Intanto ieri il dollaro ha continuato a perdere forza sulle principali valute: ha infatti raggiunto i minimi di quattro anni, nonostante Donald Trump abbia fatto capire che è parte di una strategia per rendere i prodotti americani più competitivi all'estero.