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Venerdì scorso sulla parete di un grattacielo di Chongqing, una grande città nel sud-ovest della Cina, sono apparse alcune grosse scritte bianche contro il regime comunista cinese: dimostrazioni di dissenso del genere sono rare nel paese, specie con modalità così plateali, e vengono sempre represse tempestivamente dalle forze dell’ordine. La polizia non ci ha messo molto a trovare il punto da cui venivano proiettate, ma a quel punto è cominciata la seconda fase della protesta, più sottile e discreta.
Le scritte avevano messaggi che invitavano a ribellarsi, come «senza il Partito Comunista, ci sarebbe una nuova Cina, la libertà non è un regalo e va reclamata» o «la tirannia comunista va rovesciata». Sono state proiettate per circa 50 minuti su una parete in una zona piuttosto frequentata del quartiere universitario della città, prima che la polizia entrasse nella camera di albergo dove era stato piazzato il proiettore.
L’uomo che ha inscenato la protesta, di nome Qi Hong, ha poi diffuso il video ripreso da una telecamera nascosta nella stanza del proiettore, in cui si vede l’ingresso degli agenti della polizia cinese intervenuti per spegnerlo. Inizialmente gli uomini non si accorgono di essere ripresi, ma dopo pochi secondi uno di loro indica con aria sorpresa la telecamera. A quel punto il video si interrompe bruscamente. Nella camera c’era anche una lettera scritta a mano indirizzata agli agenti, che li invitava a trattare le persone con gentilezza.













