Silenzio. Nei vicoli stretti della città tartara, nelle strade noiose dell’edilizia di Stato, nei vialoni alberati. Silenzio nella Wangfujing, la via dello shopping ingenuo e polveroso di questa capitale contadina. Pechino è un formicaio vuoto. La gente ieri è rimasta nelle case in attesa del rombo dei cannoni, le orecchie tese verso nord-est, dalla parte della strada di Tianjin, la strada della speranza.
Chiamatelo pure 35 maggio: ma tanto quel giorno a Pechino non c'è mai stato
Gianluca Modolo
Pechino ha fermato il respiro aspettando la battaglia tra l’armata di liberazione nazionale, contraria alla legge marziale e alla barbara attuazione che ne è stata fatta domenica notte, e la 27 armata corazzata, quella che ha obbedito all’ordine di Deng, del primo ministro Li Peng e del presidente della Repubblica Yang Shangkun di sparare sulla gente e di conquistare a ogni costo Tienanmen.
Si dice, si vocifera, si aspetta che l' armata liberatrice arrivi dalla strada di Tianjin, per unirsi alla 38, che già è alla periferia di Pechino. Insieme dovrebbero sfidare i vincitori della battaglia di Tienanmen, quella contro gli studenti disarmati. Per il momento la loro battaglia i duri l’hanno già vinta nel partito: da ieri Qiao Shi è il nuovo segretario generale del Partito comunista cinese, al posto di Zhao Ziyang, di cui ormai da giorni si erano perse le tracce.







