«Never forget»: non dimenticheremo mai. Detta dal Segretario di Stato americano Marco Rubio nel 36° anniversario del massacro comunista di Piazza Tienanmen, avvenuto la notte del 4 giugno 1989, la frase è tutt’altro che di circostanza. Sul sito del Dipartimento di Stato, alla vigilia, Rubio ha rievocato la tragedia. Decine di migliaia di studenti si radunarono per piangere pacificamente la scomparsa di Hu Yaobang e «il Partito Comunista Cinese rispose con una repressione brutale». Hu, Segretario generale del PCC dal 1982 al 1987, aveva avviato riforme importanti, ma Deng Xiaoping, il comunista “buono” che ordinò l’eccidio di Tienanmen, lo aveva defenestrato.
Quanti furono i morti in quella notte di sangue non si saprà mai, forse 10mila. Ma Pechino nega ancora tutto, sostenendo che in quella data non successe un bel nulla. Rubio invece ricorda bene: «Il PCC cerca di censurare risolutamente i fatti, ma il mondo non dimenticherà mai».
Rubio è infatti il Segretario di Stato americano giusto al posto giusto nel momento giusto. Per alcuni dossier il Dipartimento di Stato rischia di contare persino più della Casa Bianca ed è certo che Donald Trump abbia scelto Rubio proprio per questo. Perché tutta la politica di Trump è (finora) orientata al confronto con la Cina, Paese che per gli Usa incarna oggi il ruolo che fu dell’Urss. Il nemico: da blandire o minacciare, a seconda allora del colore politico delle amministrazioni, nell’era Trump della strategia del bastone e della carota, ma sempre da battere. Rubio ha imparato cosa sia il drago rosso alla guida della Congressional-Executive Commission on China (CECC), uno degli organismi più formidabili della politica estera statunitense: bipartisan sì, ma beatamente impermeabile alle altalene delle maggioranze politiche.







