Prima bastava andare in Nord Europa per trovare l’America, ora forse non basta neanche quello. La storia di Andy, giornalista expat: “La mia posizione è stata resa ridondante”

di Sarah Barberis

Non è tutto oro quello che luccica, neppure l’Olanda dei diritti e del welfare. Lo ha scoperto un’expat italiana in cerca di un riconoscimento che evidentemente qui in Italia, a livello professionale, non ha trovato. È il volto duro del capitalismo: una realtà di competizione spietata, scarsa considerazione della tutela della persona e obbedienza alle esigenze del profitto, sempre più incerto. Prima bastava andare in Nord Europa per trovare l’America, ora forse non basta neanche quello. I motivi per espatriare sono ancora evidenti: secondo i dati forniti da AlmaLaurea, chi lavora all’estero guadagna molto di più: +56% circa a 1 anno dalla laurea e +59% a 5 anni rispetto ai/le pari rimasti/e in Italia e le donne, pur più performanti negli studi, da noi, rimangono svantaggiate in termini di retribuzione, carriera e mobilità. Eppure la lettera di questa settimana ci ricorda che una certa discriminazione specifica, tutta femminile, esiste anche nelle cosiddette isole felici del progresso economico e sociale. Risponde alla lettrice Alessandra Monaco, co-founder di Polline, società di consulenza specializzata nel benessere aziendale, nel suo commento alla lettera di MB.