La lettera, pubblicata il 2 settembre sul Corriere, di un insegnante di Pavia, Marco Radaelli, ci poneva di fronte alla grave condizione della scuola. «Vorrei cambiare lavoro proprio perché vorrei fare l’insegnante», scrive Radaelli dopo aver elencato le molteplici mansioni a cui è sottoposto oggi un professore. Non credo che, come afferma, sia tutta colpa del «buonismo», ormai diventato il massimo capro espiatorio, e pur di non essere buoni(sti) meglio cinici. Ma va detto comunque che l’insegnamento è diventato, dopo la paternità e la maternità, il mestiere più difficile.
Tra guerre e bugie quali valori per la scuola?
L'insegnamento è diventato, dopo la paternità e la maternità, il mestiere più difficile






