Negli ultimi dodici anni, circa 500 insegnanti sono stati denunciati dai genitori e processati. Non è solo un dato giudiziario ma il segnale di una tensione crescente dentro la scuola, di un rapporto educativo che, in molti casi, si incrina fino a trasformarsi in conflitto. Negli stessi anni, il livello di stress tra i docenti è diventato una costante, non più un’eccezione. Non riguarda pochi casi isolati. Riguarda una condizione diffusa, silenziosa, che attraversa le aule ogni giorno. E allora possiamo davvero pensare che il problema della scuola si risolva intervenendo solo all’inizio, con test psico-attitudinali o nuove forme di selezione? Quegli strumenti possono essere utili, ma non bastano. Perché insegnare non è una qualità che si certifica una volta per tutte.
Insegnanti soli
È una funzione che si costruisce e si mette alla prova nel tempo, dentro relazioni sempre più complesse. Oggi un insegnante entra in classe e si trova a gestire molto più della didattica. Deve contenere, interpretare, mediare. Deve stare dentro dinamiche emotive che cambiano continuamente, tra studenti fragili e famiglie spesso pronte al confronto, se non allo scontro. E tutto questo, nella maggior parte dei casi, avviene in solitudine.







