Ci eravamo forse illusi quando pensavamo che certe degenerazioni pedagogiche che hanno accompagnato la scuola italiana in un recente passato fossero state messe definitivamente in archivio, vuoi per la benemerita azione del Ministro Valditara vuoi perché lo “spirito dei tempi” è innegabilmente mutato. Al peggio però non c’è mai fine e la notizia che arriva da Piacenza ce lo conferma, oltre a lasciarci letteralmente basiti. La sperimentazione che probabilmente partirà già quest’anno nella scuola media afferente alla Fondazione Licei San Benedetto destruttura così radicalmente le millenarie pratiche con cui si è da sempre trasmesso il sapere da annullarle tutte e finendo per far scomparire... la scuola stessa!
Fra la scuola e la società semplicemente non ci saranno più barriere e differenze, diventando la prima una sorta di “non luogo” ove scompariranno i docenti (che al massimo saranno “registi” alla mercé di studenti e genitori); saranno eliminati i voti e le valutazioni; tutto varrà tutto; e ognuno sarà posto sullo stesso piano degli altri e invogliato a restarvi perché il merito e il sacrificio sono visti come un fattore perturbante generatore di conflitti e diseguaglianze.
Apprendiamo che questa scuola-non scuola nasce dalle idee messe a punto da un pedagogista di nome Daniele Novara, che si definisce counselor e formatore e che, giusto per essere chiaro sulla «cultura» di fondo che anima la sua attività, ha fondato il CCP, il Centro psicopedagogico perla pace e la gestione dei conflitti. Un nome che riesce a mettere insieme le utopie psicopedagogiste che hanno rovinato la scuola nel “lungo Sessantotto italiano”, il pacifismo astratto delle “anime belle” e la svalutazione dei conflitti, anche interiori, come strumenti di crescita e maturazione individuale e collettiva.








