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Ultimo aggiornamento: 7:45
Noi boomer, oltre ad essere responsabili di tutto, siamo anche un po’ disorientati perché non sappiamo mai se i cambiamenti che la politica ci impone siano un passo avanti oppure uno indietro. Quello che a volte è spacciato per nuovo non è altro che una riedizione, in versione peggiorata, del vecchio.
Ho pensato a questo mentre i quotidiani ci informavano sul nuovo esame di fine ciclo delle superiori voluto da Valditara, e approvato dal Parlamento. La sua riformina è tutto fuorché nuova. C’è una frenesia del fare che è molto sospetta e che comunque non porta da nessuna parte se non alla restaurazione.
Si torna intanto all’antico, e precisamente all’anno 2000, per quanto riguarda la denominazione. Il ministro Berlinguer aveva tolto ogni seduzione moraleggiante alla prova finale riprendendo la dicitura dell’art. 33 della Costituzione, secondo la quale: “È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi”. L’espressione Esame di Stato è un po’ fredda, ma corretta. Valditara ha deciso di rispolverare la vecchia definizione di esame di maturità, ritornando all’espressione introdotta dalla riforma fascista di Gentile con il Regio Decreto 1054 del 1923, art. 71. Un bel passo indietro nel tempo.








