Caro direttore, ho letto con attenzione la sua risposta al lettore Cosimo Moretti, e mi permetto di osservare che, più che entrare nel merito delle questioni sollevate, essa tende a concentrarsi sul modo in cui il lettore ha espresso le sue critiche. Etichettare una posizione come "manichea" o "chiusa all'altro" rischia di svalutare il dissenso senza davvero confrontarsi con i contenuti. Il punto non è negare che nelle parole della premier possano esserci spunti condivisibili, ma sottolineare come il discorso al Meeting di Rimini sia apparso, a molti, povero di risposte concrete ai problemi del Paese. Considerare questa lettura solo come frutto di "lenti distorte" rischia di apparire riduttivo. Credo che un confronto sano non debba chiedere di attenuare le critiche, ma di accoglierle come parte di una dialettica democratica, anche quando sono nette.
È proprio da opinioni diverse, a volte radicali, che può nascere un dibattito autentico e arricchente.
Aldo Sisto
Caro lettore, il problema sta proprio nel merito: nella lettera che ho pubblicato (ed è proprio per questa ragione che l'ho fatto) e a cui ho dato quella risposta, il merito mi pare fosse proprio ignorato.
Ciò che mi ha colpito è che tutto ciò che ha detto o proposto la presidente del Consiglio nel suo intervento al Meeting di Rimini era liquidato con aggettivi irridenti o come mera propaganda. Non c'era, in realtà, da parte di chi ha scritto alcun interesse alla dialettica. C'era semplicemente chiusura. Il confronto, se è davvero tale, si fonda invece su argomenti, valutazioni, proposte alternative anche radicalmente alternative. In quella lettera non le ho viste né intraviste. Era niente più che un'invettiva. Per carità, del tutto legittima. Il presidente del Consiglio e il governo, quello in carica come gli altri, vanno criticati e incalzati su ogni tema e argomento. E ciascuno può farlo come crede.






