Caro direttore, ascoltavo una trasmissione radio in cui un giornalista dava la sua lettura dell'astensionismo. Questo giornalista è noto per la sua spocchiosità, usa spesso il termine "umarell" per denigrare tante persone, soprattutto anziane, che per lui sono ignoranti, prive di "strumenti culturali" per poter capire il mondo, la politica, la società. Stupidi insomma. Secondo lui, queste persone che, per questioni anagrafiche, rappresentano la maggior parte degli italiani, sono i telespettatori tipo dei talk show politici che egli definisce prodotti ruffiani e spazzatura. Costano poco e alimentano solo la contrapposizione becera e violenta, con tifo da stadio, e hanno come spettatori la "bassa lega" della società e sono tra i responsabili dell'astensionismo elettorale. Ribalto il suo teorema: non è che con i tanti talk show che ci sono in giro, tutti, anche gli umarell (tranne lui) hanno capito la scarsezza della nostra classe politica e quindi si rifiutano di votarli?
Luigi Gentilini
Caro lettore, non so chi sia questo mio collega, né voglio saperlo. Purtroppo quello che lei descrive è un atteggiamento tipico di una parte del nostro ceto intellettuale e politico: invece di sforzarsi, umilmente, di capire ciò che non capiscono, lo disprezzano o lo denigrano. Sono vittime, inconsapevoli (ed è un'aggravante, non un'attenuante) di un distacco profondo dalla realtà e di uno snobismo culturale che fa loro confondere le opinioni (le loro ovviamente) con la verità.






