Caro Direttore, il dibattito politico italiano è sceso ad un livello tale che giustifica qualsiasi tipo di astensionismo. Ultimi in ordine di tempo gli episodi in cui Maurizio Landini dà della "cortigiana" al Presidente del Consiglio e quello in cui la ministra per le Pari Opportunità parla di "gite" ad Auschwitz. Per non parlare poi di tutte le altre cadute di stile e di rispetto per la democrazia e gli italiani che contraddistinguono i nostri uomini/donne politiche. Si contestano i cortei "propal", si rivendicano presunti meriti nel cessate il fuoco in Palestina e dall'altra parte si accusa il Governo italiano di essere complice di genocidio. Una follia totale che spinge gli italiani sempre più lontano dalla politica e dalle urne. Ma dove stiamo andando? Per fortuna gli indicatori economici sono positivi ma non leggono il disagio di milioni di italiani che pur lavorando sono sulla soglia della povertà. Possibile che nella nostra classe politica non prevalgano gli uomini e le donne di "buona volontà°" capaci di confrontarsi per cercare il bene del Paese? L'attentato a Sigfrido Ranucci è un segnale di una situazione che sta degenerando.
Maurizio Conti
Portogruaro (Ve)
Caro lettore, tempi difficili come quelli che stiamo vivendo richiederebbero capacità di leggere le complessità e di rifuggire dagli slogan e dalle scorciatoie. Purtroppo sempre più spesso, a destra come a sinistra, prevalgono od occupano la scena politica e mediatica figure che invece al confronto prediligono il dileggio, che alla riflessione preferiscono le battute o i luoghi comuni da acchiappa like sui social. Probabilmente più di qualcuno non concorderà con quanto sto dicendo, ma penso che maggioranze e opposizioni consapevoli del proprio ruolo e con una visione del proprio futuro e di quello del Paese non avrebbero alcun bisogno, solo per fare due esempi, dei Landini e dei Vannacci. Li metterebbero ai margini invece di rincorrerli o di sprecar tempo a giustificare o nascondere le loro imbarazzanti sortite.














