Egregio direttore, leggendo alcune sue risposte non mi è ancora chiara la sua opinione sulla presidenza Trump e la sua politica estera. Lei lo ha criticato sui dazi imposti all'Europa e sulla gestione delle trattative di pace in Ucraina, ma lo ha elogiato per il ruolo svolto nella cessazione della guerra nella striscia di Gaza. Sul blitz in Venezuela e la cattura di Maduro mi pare invece di capire che il suo giudizio sia ancora sospeso. Ma Trump le piace o no?

Angelo Boscolo

Venezia

Caro lettore, non ho alcuna particolare simpatia per Donald Trump. Non tanto e non solo per alcune sue scelte di politica economica o internazionale, ma soprattutto per una ragione: perché, una volta conquistata la Casa Bianca con largo consenso, non è stato capace, o non ha voluto, rinunciare a quello che è stato il marchio di fabbrica della sua campagna elettore e della sua elezione: essere divisivo. Dentro e fuori gli Stati Uniti.

Nel suo Paese non ha fatto nulla anche solo dare l'impressione di essere il presidente di tutti gli americani. Anzi ha marcato differenze e distanze (cultuali e sociali) e spesso negli interventi pubblici è sembrato voler parlare solo a una parte della popolazione, quella che lo ha votato. Con il resto del mondo ha usato lo stesso metodo, marchiando anche gli alleati europei come "imbroglioni e approfittatori" e incrinando persino la storica partnership con il vicino Canada.