Cara lettrice, se è per questo c'è qualcuno che in Italia omaggia anche Putin e c'era qualcun altro che stravedeva per Stalin mentre altri ancora non si stancano di nutrire nostalgie per Benito Mussolini. Non mi pare questo il problema. Il fatto è che Trump ha una concezione spettacolare della politica dove lo spazio tra annuncio e realtà è una variabile dipendente. Dalle esigenze delle spettacolo, appunto. A parte i dazi, che pure restano una partita ancora molto aperta e in larga parte da definire, l'inquilino della Casa Bianca non ha incassato finora particolari successi in politica estera e la sua convinzione di riuscire a fare cessare le guerre in poche settimane è rimasta una lodevole intenzione. Senza riscontri nella realtà. Anzi i due conflitti più importanti, quello ucraino-russo e quello mediorientale, hanno conosciuto alcuni dei momenti più tragici proprio durante la presidenza Trump.
Sul fronte ucraino il leader americano ha dovuto prendere atto che Putin persegue una politica imperiale e non ha grande interesse a porre fine alla guerra né ad assecondare gli inviti alla tregua del tycoon. Su Gaza il presidente americano si è nei fatti appiattito sulle scelte di Netanhyau. In entrambi i casi un po' troppo poco per lasciare il proprio segno e spuntare le armi ai contendenti.






