Egregio direttore mi sembra chiaro che Putin cerchi di allungare i tempi della guerra per annettere più territorio possibile. Trump avverte per l'ennesima volta che interverrà sullo stesso Putin (non si sa come) per costringere lo zar a sedersi su un tavolo per discutere di pace. Son cose sentite e risentite da un leader (Trump) che diciamo passa il tempo a "minacciare" per poi non concludere niente. Trump afferma di essere "deluso" da Putin ma dico io un presidente a capo di una grande potenza che si esprime in questi toni è credibile? Lo chiedo a Lei. l'unica cosa concreta è che con il suo modo di fare ha sdoganato un dittatore dal suo isolamento internazionale accogliendolo con tanto di tappeto rosso. C'è un vecchio detto che recita "can che abbaia non morde" e penso sia questo il risultato alla faccia della credibilità e di coloro che lo seguono.

Lettera firmata

Padova

Caro lettore, non bisogna mai dimenticare che per la Russia il ruolo di grande potenza e la sua centralità negli equilibri geo politici mondiali, derivano dalla forza militare e non da quella economica. L'ex colosso sovietico ha grande riserve di materie prime, ma un Pil, cioè un prodotto interno lordo, inferiore a quello dell'Italia e di altri paesi europei. In compenso possiede il terzo-quarto esercito del mondo e, soprattutto, uno dei più importanti arsenali nucleari del pianeta. E' insomma attrezzata e organizzata per "fare la guerra". Anche per questi motivi, finché si combatte, Putin mantiene un ruolo di attore importante della politica internazionale. E non ha fretta di raggiungere un accordo di pace, a meno che non si tratti di un'intesa che lo faccia emergere come vincitore. Questa è la prima ragione che allontana Putin da Trump: i due leader, sulla partita ucraina, hanno interessi assai diversi. Il presidente americano che, secondo alcuni culla l'ambizione di ottenere addirittura il Nobel per la pace, vorrebbe ottenere un cessate il fuoco in tempi rapidi. Il capo del Cremlino non ha invece alcuna intenzione di affrettare i tempi e di sedersi a un tavolo, a meno che non vengano accettate le sue condizioni. Ma non solo: Trump che considerava Putin se non un amico almeno un possibile partner in alcune partite internazionale e nei confronti del quale nutre anche umana simpatia, si sta accorgendo ( almeno lo speriamo) che il capo del Cremlino sta in realtà sfruttando la situazione non solo per spostare sempre più in là nel tempo l'inizio di una vera trattativa con l'Ucraina, ma per perseguire un chiaro obiettivo strategico: indebolire l'influenza americana nel mondo e incidere sulla stessa reputazione di Trump e sul suo ruolo di arbitro globale. Altro che far finire la guerra in 24 ore, come aveva annunciato il presidente Usa. Putin con la sua tattica attendista e sfuggente sul piano diplomatico e gli attacchi continui e sempre più feroci in territorio ucraino sta dicendo al mondo che nessuno può fermarlo, neppure Trump. Guadagna tempo, mantiene centralità e logora il presidente americano. Che comincia forse a capire che Putin non è e non può essere un suo alleato. Nè, politicamente parlando, un suo amico.