Donald Trump stupisce tutti ancora una volta, e accorcia da 50 a 10-12 giorni l’ultimatum a Vladimir Putin perché accetti la tregua in Ucraina e sieda al tavolo della pace. «Mi ha deluso», dice il presidente Usa dalla Scozia. «Più volte pensavamo di aver trovato la soluzione e poi Putin prende e lancia missili contro città come Kiev, facendo molti morti in una casa di riposo o dove capita. Non sono più così interessato a parlargli, ormai». Il 14 luglio, Donald aveva “concesso” a Vladimir quei 50 giorni, quasi due mesi, che molti avevano criticato in Europa come eccessivi per mettere fine agli attacchi. L’affronto imperdonabile è stato aver ordinato un nuovo bombardamento sui civili proprio dopo l’ultima conversazione telefonica con Trump. Per questo l’ultimatum, che ora dovrebbe scadere non più ai primi di settembre ma attorno al 7-9 agosto. «Non c’è motivo di aspettare», spiega il presidente Usa. «Semplicemente non vediamo alcun progresso». Tanto vale ridurre i tempi. «Putin deve fare un accordo. Troppe persone stanno morendo».
La minaccia è quella di «dazi molto severi, al cento per cento» o anche di più, sotto forma di sanzioni secondarie imposte ai Paesi che continuano a importare petrolio russo. «Non voglio far questo alla Russia, io amo il popolo russo, è un popolo fantastico. Il buonsenso dice che si dovrebbe raggiungere un accordo, è una guerra sanguinosa. Lo vedremo». Da Kiev arriva il ringraziamento del braccio destro di Zelensky, Andriy Yermak, su X, a Trump «per aver trasmesso un chiaro messaggio di pace attraverso la forza, l’unico linguaggio che Putin ascolta, e quando l’America guida con forza gli altri ci pensano due volte».










