Ci si muove in uno spazio total black, avvolti da una fragranza diffusa (Bois d’Encens, della collezione Armani Haute Couture Fragrances) e dai suoni di una colonna sonora creata per l’occasione dal gruppo l’Antidote. È la cornice sensoriale perfetta per lasciarsi sedurre dalla luminosità, dall’incredibile lavoro sartoriale e dallo stile di 150 abiti della collezione Giorgio Armani Privé, esposti negli spazi di Armani/Silos.

Una mostra- tributo ai 20 anni nell’alta moda (2005-2025) di uno stilista che, già affermato e celebrato in tutto il mondo, Hollywood compresa (da «American Gigolò» in poi ha creato gli abiti diventati poi iconici per oltre 200 film), vent’anni fa, all’età di 70 anni, ha deciso di fare il suo ingresso nell’haute Couture. «Un viaggio stupefacente, liberatorio» lo ha definito lo stilista, compiuto in una fase della vita in cui molti cominciano a rallentare. Perché è proprio in queste collezioni, più che nel pret-à-porter che lo ha reso celebre dagli anni Ottanta, che Armani si concede il lusso di giocare senza limiti con i materiali (l’organza tessuta insieme a preziosi fili metallici, chiamata «organza liquida», il vinile accostato alla seta e così via), le linee che sfidano la gravità e i colori.