Si tramanda che i Navajo lasciassero dei punti imperfetti nel creare i loro tappeti, per evitare che l’anima del tessitore rimanesse imprigionata. È una delle piccole grandi scoperte che si fanno leggendo il Piccolo manuale illustrato per cercatori di stoffe, appena pubblicato dal Saggiatore, un libro che certamente Giorgio Armani avrebbe apprezzato: lo stilista e imprenditore scomparso ieri a Milano a 91 anni ha passato la sua vita adulta a dare forma a un’idea di eleganza, partendo spesso proprio da tessuti e stoffe. Quanto al destino della sua anima, difficile pensare che resti in alcun modo imprigionata: l’eredità stilistica, imprenditoriale e umana (si vedano i diversi ricordi e approfondimenti di queste pagine) di Giorgio Armani è talmente vasta da garantirgli non solo la libertà legata all’essere stato pioniere in ogni aspetto del suo lavoro, ma anche un posto nella storia del sistema moda italiano e globale. Se non addirittura una sorta di eternità, per quanto fragile e incerta appaia l’attuale condizione del mondo.
Oggi e domani sarà aperta dalle 9 alle 18 la camera ardente, allestita presso l’Armani/Teatro di via Bergognone 59, una delle molte eredità fisiche che lo stilista regala a Milano, dove si trasferì nel 1975 lasciando la città natale, Piacenza. Per sua espressa volontà i funerali si svolgeranno invece in forma privata. Anche in queste scelte si può leggere molto dell’uomo Armani: nelle prossime 48 ore saranno sicuramente tanti colleghi stilisti, amici, conoscenti e rappresentanti delle istituzioni a dargli un ultimo saluto, ma visiteranno la camera ardente anche moltissime persone che non lo hanno mai incontrato personalmente e forse non hanno neppure mai comprato una sua creazione.











